MARY'S BATH

Vincitore Premio della Critica Palio Poetico Ermo Colle 2015

Menzione speciale della critica Premio Sonia Bonacina 2016

Finalista Direction Under 30 | VII edizione | Teatro Sociale Gualtieri 2020

 


coreografia e danza Claudia Rossi Valli, Tommaso Monza

assistente Marco Bissoli

disegno luci Andrea Gentili

voce Fabio Pagano, Claudia Rossi Valli

produzione Natiscalzi DT, Compagnia Abbondanza Bertoni

con il sostegno di Leim project

 

durata 55 min.

destinatari per tutti

genere danza, teatro d’immagine, poesia, video

 

Mary's Bath è uno studio sospeso fra terreno e divino, una danza intima che si svela. 

Mary ci invita a guardarla da vicino, a condividere con lei la paura e la verità del divenire. Un Angelo si abbandona, per la prima volta ad una confidenza, ad una confessione fisica. 

Mary's Bath è un progetto di ricerca che ha come tema di sviluppo l'Annunciazione. Non parla però di religione. L'attenzione si concentra piuttosto sulla storia di iconografie, simbologie e testi legati al tema dell'Annunciazione che da sempre accompagnano la nostra cultura: dal medioevo, al rinascimento, ad oggi. Non c'è giudizio, ma due personaggi che si svelano e definiscono poco a poco, tra slanci lirici e dialoghi di corpi ironici: Mary (gioiosa? fragile? consenziente?), e l'Angelo (orgoglioso? solo? innamorato?). 

Mary's Bath è anche una riflessione sulla vita a partire dal suo punto di partenza: il concepimento. La maternità come scelta o accettazione, come desiderio o come ruolo da ricoprire. La relazione d'amore come legame naturale, o come sentimento da modellare in base allo sguardo degli altri. Da qui un interrogativo sulle aspettative a cui la società ci sottopone, e sul come decidiamo di assecondarle o trasgredirle. 

Purezza diventa sensualità, il sensuale tramuta in divino, finché ciò che è stato narrato si confonde e lascia spazio all'essere: di carne e meraviglia. 

LINFA | APPUNTI SULLA CREAZIONE 

 

Mary's Bath si presenta come un lavoro fortemente iconografico: i riferimenti culturali sono stati indispensabili nella creazione del lavoro, con la libertà di spaziare da rimandi classici a richiami popolari. Lo studio iconografico ripercorre i capolavori del '400, prendendo ad esempio l'”Annunciazione del Cestello (1489)” di Sandro Botticelli; attraversa le atmosfere degli artisti preraffaelliti, come “Ecce Ancilla Domini (1849)” di Dante Gabriel Rossetti, arrivando alle interpretazioni più contemporanee come “The Annunciation (2003)”, di Jhon Collier. 

Anche la scelta musicale varia da i “Magnificat” nelle versioni di Giovanni Battista Pergolesi e Claudio Monteverdi, a canzoni tratte da “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè, fino ad un  dissacrante “Maria” del celebre musical West Side Story e riferimenti alle “divnità” della cultura pop come “I want to break free” di Freddie Mercury.

Il racconto dell'Annunciazione ha ispirato nel tempo anche numerose opere poetiche, e Mary's Bath indaga i testi di diversi poeti e scrittori, interpretando le parole di Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson e Sandra Livia Candiani.

RADICI | LAVORO SUL TERRITORIO

 

Mary's Bath segue due linee di sviluppo: una teatrale e una site-specific.

Il seme creativo di questo spettacolo si colloca infatti nella Chiesetta Dell’Angelo di Bassano del Grappa, dove gli artisti hanno maturato un primo studio della piéce durante una residenza in loco sostenuta da OperaEstate Festival 2014;

la condizione particolare porta ad un onesto confronto con il luogo, ben poco convenzionale, ma pieno di storia e suggestioni: l'atmosfera, le architetture, i dipinti, i colori della Chiesetta sconsacrata permeano e sorprendono l'immaginario con suggerimenti e sensazioni. Le idee virano inevitabilmente verso un soggetto sacro e il desiderio di indagare i simboli intrinsechi nella cultura occidentale.

Come progetto site-specific, Mary's Bath ha quindi come quindi obbiettivo quello di mutare e trasformarsi ogni volta che viene presentato. Il carattere del luogo plasma e suggestiona la danza e l’immaginario; il pubblico avrà l'impressione di guardare qualcosa che nasce dal luogo stesso e organicamente ne fa parte.